Tuesday, September 3, 2013
MAGGIORANZE BULGARE IN PROTESTA
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Monday, February 4, 2013
CONFLITTI INTRASTATALI IN AFRICA. (Africa intrastate violence)
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Thursday, November 8, 2012
DOPO LA TIRANNIA. (After the tyranny)
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Friday, June 22, 2012
ZANZARE DRONI. (Drone mosquitos)
Vanessa Alarcon was a college student when she attended a 2007 anti-war protest in Washington, D.C. and heard someone shout, "Oh my God, look at those."
"I look up and I'm like, 'What the hell is that?'" she told The Washington Post. "They looked like dragonflies or little helicopters. But I mean, those are not insects," she continued.
A lawyer there at the time confirmed they looked like dragonflies, but that they "definitely weren't insects".
And he's probably right.
In 2006 Flight International reported that the CIA had been developing micro UAVs as far back as the 1970s and had a mock-up in its Langley headquarters since 2003.
While we can go on listing roachbots, swarming nano drones, and synchronized MIT robots — private trader and former software engineer Alan Lovejoy points out that the future of nano drones could become even more unsettling.
Lovejoy found this CGI mock up of a mosquito drone equipped with the 'ability' to take DNA samples or possible inject objects beneath the skin.
According to Lovejoy:
Such a device could be controlled from a great distance and is equipped with a camera, microphone. It could land on you and then use its needle to take a DNA sample with the pain of a mosquito bite. Or it could inject a micro RFID tracking device under your skin.
It could land on you and stay, so that you take it with you into your home. Or it could fly into a building through a window. There are well-funded research projects working on such devices with such capabilities.
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Friday, April 13, 2012
VIAGGIO NELLA FORESTA DEI SUICIDI. (Inside the forest of suicides)
La foresta di Aokigara è un posto solitario dove morire.
Azusa Hayano, geologo, ha studiato questa foresta per più di 30 anni e non riesce ancora a capacitarsi del fatto che le persone eleggano questo posto per togliersi la vita. Lavora qui da sempre e ha visto moltissimi cadaveri o è giunto quando ancora non era troppo tardi salvando qualche vita. Ha stimato che solo lui ha trovato più di 100 corpi negli ultimi 20 anni. Così ha deciso di assumere una troupe e girare un documentario: ha portato lo staff in un posto conosciuto come Jukai – il mare di alberi – per condividere davanti alle telecamere quello che ha imparato sino ad oggi.
Comunque Hayano non è ancora riuscito a trovare una risposta definitiva al perché le persone decidono di suicidarsi qui, se non l’idea che ci sono uomini così disperati da decidere di avventurarsi dentro la foresta con la consapevolezza che non torneranno più indietro.
Il film-documentario apre con un’auto abbandonata al limitare della foresta, una cartina lasciata sul cruscotto… Hayano davanti alla telecamera spiega che auto e cartina sono li da mesi.
“Credo che il proprietario si sia addentrato nella foresta e non sia mai tornato indietro” afferma l’uomo. “Probabilmente è entrato nella foresta con pensieri negativi che giravano nella sua testa e molte preoccupazioni”.
La telecamera nel frattempo mostra un cartello dell’associazione contro i suicidi che indica: “La tua vita è un dono prezioso. Pensa ai tuoi genitori, parenti e bambini. Non farti del male. Parla dei problemi che hai”. Sebbene i morti siano veramente molti, questo cartello ha comunque fatto cambiare idea ad alcuni. Altri, non sicuri di essere pronti a morire, spesso lasciano dei segnali dietro di loro, spiega Hayano, usando come pollicino le briciole di pane per avere un segnale sulla strada del ritorno e per essere in grado di tornare indietro non appena hanno un ripensamento.
“Nella maggior parte dei casi se segui il percorso segnato e i segnali riesci a tornare”. Nel frattempo Hayano si addentra insieme alla troupe nella foresta e arriva ad un campo con tende vuote, sicuramente non un buon segno. Nessun cadavere qui, solo una bambola appesa ad un albero. “Probabilmente questa persona era torturata dalla società” afferma l’uomo.
Ci sono alcuni segnali che saltano immediatamente all’occhio ad Hayano e che fanno pensare subito a qualcosa di negativo. L’uomo continua a camminare e trova una tenda gialla nel mezzo di una radura. All’interno un giovane uomo che dice di essere lì per fare un po’ di campeggio. Ma Hayano, che racconta alle telecamere della volta che ha dovuto convincere un uomo a non impiccarsi, conosce bene i suicidi e li sa riconoscere a colpo d’occhio. Dopo aver scambiato due chiacchiere con l’improbabile campeggiatore, lo lascia con queste parole: “Prenditi il tempo per pensare e cerca di vedere le cose in maniera positiva”.
Ma alla fine, arriva la conferma che non sempre è possibile salvare le persone. Ed ecco la scoperta di uno scheletro umano, ancora con vestiti e stivali.
Hayano, sebbene ne abbia visti tanti di cadaveri, sembra comunque scioccato. Il suo lavoro ha reso la vista di corpi di uomini suicidi qualcosa di particolare, di sentito. Secondo lui il suicidio in Giappone è cambiato con il passare degli anni. Dapprima era una tradizione e una pratica dei samurai, che commettevano il rituale ‘harakiri’ per preservare il proprio onore. Ad oggi è semplicemente un segnale di isolamento sociale e di problema del mondo moderno.
“Credo sia impossibile morire eroicamente commettendo un suicidio” ha affermato. Hayano crede che questa tendenza al suicidio sia un sintomo della crescente impersonalità e solitudine della vita che le persone vivono, estraniate in quel mondo che è internet.
E aggiunge: “Ora possiamo vivere la nostra vita tutto il giorno online. Ma quello di cui abbiamo bisogno è di vederci in faccia, leggere le espressioni sul viso, sentire la voce: solo così possiamo essere in grado di sentire le emozioni e di vivere.”
(NonCiPossoCredere.com)
Monday, February 6, 2012
BRAVEHEART RELOADED
Al Parlamento di Westminster i leader tanto dei partiti al Governo (conservatori e liberal-democratici) quanto dell’opposizione laburista scrollano il capo e dicono: «È l’ennesima “nuisance”, Edimburgo ricomincia a rompere».Il capoluogo scozzese ha la voce dall’inflessione un po’ gaelica di Alex Salmond,leader di quel Partito nazionalista scozzese (SNP) che nelle elezioni per il rinnovo del Parlamento di Holyrood dello scorso anno ha ottenuto la maggioranza di seggi, battendo i principali partiti. A Westminster sono sostanzialmente convinti che Salmond si stia montando la testa. Non gli basta, infatti, che nel 1997 Londra abbia messo in atto per la Scozia il piano di «devolution», ovvero quella formula di decentramento che ha consentito a Edimburgo di avere un sistema educativo, sanitario e giudiziario indipendenti, pur rimanendo nell’orbita del Parlamento centrale. Senza mezzi termini, Salmond ha chiesto e ottenuto di proporre ai cinque milioni e 200 mila scozzesi un referendum formulato sul quesito: «Siete d’accordo che la Scozia debba essere un Paese indipendente?». Per gli scozzesi le date contano, fanno parte della storia nazionale. Non a caso l’annuncio di Salmond è stato fatto lo scorso 25 gennaio, 253. anniversario della nascita di Robert Burns,poeta-eroe della letteratura scozzese. E la data scelta per il referendum, il 2014, richiama a Edimburgo due ricorrenze: la prima, fausta, è il 1314, anno in cui il re scozzese Robert I the Bruce, con la battaglia di Bannockburn, restaurò di fatto l’indipendenza della Scozia; la seconda, nefasta, il 1714, data della morte della regina Anna, ultima degli Stuart, quando Inghilterra e Scozia insieme furono poste sotto la sovranità degli Hannover. Che Edimburgo insorga nuovamente peraltro non stupisce, se si considera il fatto che l’Atto di Unione del lontano 1707 non fu mai completamente digerito dagli scozzesi. Fu una decisione intrapresa per necessità finanziarie, sostengono a Edimburgo, e chi firmò per conto della Scozia lo fece perché soggetto a tangenti. Amara la conclusione dello stesso poeta Burns: «Ci vendemmo per una manciata d’oro inglese», furono le sue parole.Tali cifre spaventano Londra, che controbatte dicendo che senza l’Inghilterra la Scozia sarebbe debole e in un sistema globale conviene basarsi su un’economia integrata. I sondaggi dicono che la percentuale di scozzesi favorevoli all’indipendenza non sarebbe oggi superiore al 38%. Ma perché si possa mantenere questa percentuale minoritaria occorrerebbe indire il referendum al più presto possibile: non solo perché i mercati scalpitano ma soprattutto perché nell’arco di due anni le truppe del novello Braveheart, al richiamo di «Scots Wha Hae», l’inno che celebra gli eroi dell’indipendenza, potrebbero paurosamente infoltirsi.
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Monday, January 23, 2012
L'ILLINOIS COME LA GRECIA. (Illinois like Greece)
As the Greek default (and it is a default no matter what they end up calling it) is finalized this week, the consensus seems to be that failure to reach a deal would cause a global financial apocalypse.That may be true. And if it is, why aren’t we more worried about Illinois? It’s more or less the same size as Greece, its finances are in the same generally catastrophic shape, and its leaders are just as feckless and dishonest. It owes tens of billions of dollars to various investors and stakeholders and will clearly have to stiff many of them at some point. The following article captures the “failed state” dilemma perfectly:
Dripping with red ink: Will anyone fix Illinois’ budget mess?
The question isn’t whether Illinois’ finances are in dreadful shape, it’s how to fix the problem. Or perhaps more accurately, will legislators have the political will to fix it when they return to Springfield for their spring session?
Even though the legislature and Gov. Pat Quinn last year imposed a temporary 67 percent state income tax increase, Quinn’s office expects to have a $500 million budget deficit this year.
Quinn is calling for a 9 percent cut in most areas of state government, except education and health care. But even with cuts at that level, the state would have a projected $800 million budget deficit for fiscal 2015, the year when most of the tax hike expires.
Quinn’s budget spokesman, Kelly Kraft, said the state’s fiscal situation is not pretty.
“These projections clearly demonstrate that action must be taken to control not only Medicaid costs but also (pension) costs, or all other areas of government will continue to be squeezed,” Kraft said.
Looking at the bigger picture, the state has a backlog of about $8.5 billion in unpaid bills and owes about $27 billion in outstanding bonds. And then there’s the roughly $80 billion owed to the state’s public employee pension funds.
Now, legislative leaders and Quinn are floating ideas to cut the two areas that account for the biggest chunks of the state budget — pension contributions and Medicaid.
In the proposed $33.7 billion budget for fiscal 2013, the state’s pension payment will be $5.3 billion, and Medicaid will cost taxpayers about $7 billion.
Proposals include reducing the benefits or the eligibility for Medicaid. On pensions, ideas include decreasing the benefits and increasing the contributions for current employees. A new pension system was approved last year, but it’s only for new employees, and there’s debate on whether the benefits for existing employees can legally be changed.
One of Quinn’s ideas for reducing the state’s pension costs is to shift the burden somewhere else: to local school districts.
“About 21 percent of what the state puts in … is for state employees,” Quinn told reporters earlier this month. “More than half of the money we contribute every year is for teachers who are outside of the city of Chicago — suburban and downstate teachers.”
Supporters of the idea say it would make school districts think twice about giving employees big raises at the end of their careers to boost their pensions. School districts would have some skin in the game if they had to pay for those pension boosts, rather than the state, the supporters say.
Opponents argue that shifting costs to local school districts isn’t real reform, and would just force them to increase local property taxes.
Improving the picture won’t be easy when the legislature reconvenes Jan. 31, particularly in an election year, when politicians might find it difficult to cut services for constituents or hurt the feelings of unions that represent state workers.
To summarize, even after a massive tax increase Illinois is looking at a half a billion dollar deficit. That actually sounds manageable in the scheme of things — not even a billion dollars, chump change in this inflation-ravaged world. But the annual deficit is less of a threat than all those accumulated liabilities: “Looking at the bigger picture, the state has a backlog of about $8.5 billion in unpaid bills and owes about $27 billion in outstanding bonds. And then there’s the roughly $80 billion owed to the state’s public employee pension funds.”
The reported deficit, in other words, doesn’t include all the stuff that should have appeared in past budgets but was hidden in order to get through the next election. How a state with a constitutional mandate to balance its budget can do this in the first place — and how an “unpaid bill” can be excluded from the annual budget — is a question for future prosecutors. But for investors it’s a clear sign that some sort of default is coming.
Why then would anyone buy an Illinois municipal bond, or accept a state contract that requires future payments, or move a business to the state, or keep a business in the state, or do anything else that required faith in the willingness or ability of the state to pay its bills? The only possible answer is that Illinois isn’t Greece; it’s Spain or Italy, an entity so big and important that its failure is inconceivable. When it hits the wall, Washington will have no choice but to step in and cover its unfunded pensions and teacher salaries and muni bond interest. In the same way that a Spanish bond is really a German bond because Germany has no choice but to make good on it, the big insolvent US states are wards of the central government.
The bottom line effect of all this stepping up and bailing out is to exchange a solvency/debt crisis for a currency crisis in which the markets at some point figure out that failed states are so numerous and their needs so great that the printing presses will never stop.
(DollarCollapse.com)
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Tuesday, December 20, 2011
LA LIBIA IMPOVERITA (CON L'URANIO). Lybia impoverished (because of uranium)
Abbiamo sentito Cameron e Hague dichiarare con fermezza che l'azione che aveva avuto luogo e le ragioni dietro quell'azione avevano principalmente motivi umanitari!Quello che non abbiamo capito in Gran Bretagna è il fatto che il risultato finale non aveva nulla a che fare con il salvataggio di vite umane, ma piuttosto col mettere le mani sulle vaste proficue risorse naturali della Libia. L'intera campagna è diventata un bagno di sangue totale che avrebbe provocato più di 50.000 morti e molte molte migliaia di civili libici innocenti contaminati da radiazioni derivanti dalle armi usate dalle forze della coalizione. L'uso attivo di armi di distruzione di massa (ADM) ha praticamente ucciso la genetica della Libia, dei paesi limitrofi e oltre a causa dell'uso eccessivo di armi all'uranio impoverito.
Ho perso il conto di quanti missili da crociera hanno lanciato fino ad oggi ma so che nelle fasi iniziali della guerra superavano i 300. Ad un certo punto, mentre osservavo questo atto malvagio di aggressione, ho contato 18 missili cruise lanciati in una sola notte. L'obiettivo era una base militare che guarda caso si trovava proprio accanto ad un quartiere densamente popolato di Tripoli. Per me fu ovvio in quel momento che sarebbero state contaminate molte migliaia di persone durante questo specifico attacco. Il fallout radioattivo di nanoparticelle potrebbe poi essere trasportato, non solo su questa zona, ma anche su tutta la città e oltre. Dal mio punto di vista, ho considerato l'utilizzo di numerosi missili Cruise all'interno di questo quartiere residenziale di Tripoli densamente popolato, come l'ultima goccia!
La mia domanda a Obama, Cameron e Sarkozy ora sarebbe: quante vite pensate di aver salvato effettivamente? Posso assicurare a voi tutti che come risultato diretto delle loro azioni in Libia, hanno commesso un atto di genocidio e quindi dovrebbero essere tutti accusati di crimini di guerra.
E' chiaro che attraverso i media britannici, che sono totalmente censurati, non riusciremo mai a comprendere appieno le conseguenze di questa guerra deplorevole che le Nazioni Unite aveva approvato e del conseguente utilizzo delle Armi di Distruzione di Massa sulla popolazione innocente della Libia, particolarmente sulla città di Tripoli. Questa non era una guerra per imporre una "No Fly Zone", era una guerra per forzare un "cambiamento di regime", cosa che viola la risoluzione UN1973 e che in tal modo viola anche almeno cinque articoli della Convenzione di Ginevra.
Sparare più di 18 missili Cruise (WMD ) nel cuore di Tripoli è stato certamente un atto contro l'umanità per il quale la NATO e la sua struttura di comando devono essere portate davanti alla Corte internazionale di giustizia. E' stato anche un crimine realizzato proprio sotto il naso delle Nazioni Unite che sono restate a guardare e non hanno fatto nulla per fermare questo genocidio!
Come sappiamo tutti, non si sono limitati solo all'uso di missili da crociera, ma hanno utilizzato anche bombe bunker buster, bombe JDAM e missili Hellfire (lanciati dagli aerei senza pilota Predator e anche da elicotteri Apache) tutti in violazione della Convenzione di Ginevra in base ai seguenti criteri.
Le armi all'uranio impoverito sono riconosciute come armi sviluppate illegalmente nell'ambito del Progetto Manhattan, nella seconda guerra mondiale, dal Governo degli Stati Uniti. Già illegali e in violazione del Protocollo di Ginevra sui Gas Velenosi del 1925, nel 1943 le armi all'uranio impoverito sono state descritte come un "killer indiscriminato altamente mobile e contaminante permanente del terreno", consigliato per lo sviluppo in un promemoria del declassificato Progetto Manhattan datato 30 ottobre 1943.
Era solo una questione di tempo perchè lo scienziato realizzasse la portata militare dell'uranio impoverito (UI) quando affermò: "Ha proprietà piroforiche e può incendiarsi spontaneamente a temperatura ambiente, in aria ossigeno e acqua. Queste caratteristiche uniche lo rendono interessante per l'utilizzo in molte applicazioni civili e militari. "
La propaganda messa in circolazione da UNEP, OMS, ICRP, IAEA, Governi, DOD e molte altre autorità (senza dimenticare l'industria farmaceutica) mostra che, a loro avviso, l'UI emette Radiazioni a Basso Livello ed è quindi innocuo cosa che, in realtà, è bel lontana dalla verità che si cela dietro il suo utilizzo. Nessuno è riuscito a capire le implicazioni per la salute quando l'UI/LLR viene inalato nel corpo. Insieme hanno escogitato una scia di inganni e hanno fallito nel loro obbligo di diligenza per proteggere le popolazioni del mondo.
A causa di questa cattiva gestione, ora stiamo osservando un aumento drammatico di molte forme di cancro, diabete e infertilità. Poichè l'UI/LLR attacca direttamente la genetica del nostro corpo attraverso il nostro DNA, siamo testimoni di terribili difetti di nascita nei bambini.
La cosa più grave di tutte è l'inalazione di aerosol di nanoparticelle di uranio impoverito/LLR. Particelle di UI insolubile depositate nei bronchioli respiratori e negli alveoli saranno eliminate molto più lentamente, e, di conseguenza, ci si aspetta che trasmettano ai polmoni una dose superiore di radiazioni alfa. Una volta che l'UI/LLR è entrato nel sangue inizia un ciclo irreversibile. I tessuti del nostro corpo filtrano dal sangue le particelle di uranio impoverito e causano una serie di patologie chiamate "Sindrome della Guerra del Golfo."
Era ovvio che, quando le forze della coalizione hanno colpito la Libia con le loro Armi di Distruzione di Massa, le conseguenze per il popolo della Libia sarebbero state catastrofiche. A lungo termine, ci aspettiamo qui un lento progressivo genocidio, che va oltre ogni immaginazione.
L'uranio impoverito ha un tempo di dimezzamento di 4,5 miliardi di anni e praticamente non potrà mai essere eliminato. E' un fatto che ben più di 500 missili (contenenti ognuno circa 350 kg di UI), in qualche modo o forma, ammontano almeno a 175.000 kg. Ci vogliono circa 50 tonnellate (45.359 kg) di polvere contaminata di uranio impoverito per uccidere 500.000 persone per cui si può vedere che, quando a questo si aggiunge il fatto che l'UI è stato utilizzato anche da Stati Uniti, Gran Bretagna e Francia in altre forme di munizioni, come Bunker Busters, bombe JDAM, altri missili più piccoli e proiettili sparati da elicotteri d'attacco, ecc, un incredibile volume di uranio impoverito si sta diffondendo intorno alla Libia, in altri paesi e oltre nel mondo.
Non si puo solo dire che le forze della coalizione hanno semplicemente violato una Convenzione di Ginevra, cioè il Protocollo di Ginevra sui Gas Velenosi del 1925 (gas tossico radioattivo) ... in realtà ne hanno violato almeno altre quattro, come ho osservato in molti dei miei articoli precedenti.
Quello che trovo assolutamente inaccettabile è il fatto che si suppone che le Nazioni Unite offrano una garanzia contro ogni violazione della Convenzione di Ginevra e lo fanno con molti colpevoli. Tuttavia, queste palesi violazioni che sono state commesse da membri di alto profilo delle Nazioni Unite non solo vengono del tutto ignorate, ma anche respinte.
Basti solo guardare i piani militari previsti attualmente da Stati Uniti, Israele e Regno Unito con la volontà di agire contro l'Iran (e la Siria se riescono a farla franca) che mostrano non solo l'uso continuato di uranio impoverito, ma anche di altre armi high tech che, se utilizzate, avranno conseguenze catastrofiche.
Dovremmo anche notare che gli Stati Uniti hanno usato "armi nucleari tattiche" totalmente illegali, durante la guerra in Iraq e anche durante la guerra in Afghanistan ... E' chiaro che abbiamo molte persistenti violazioni della Convenzione di Ginevra, così come crimini di guerra, con la messa in atto di un genocidio di persone innocenti.
(I lupi di Einstein)
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Sunday, November 13, 2011
MARIO SACHS
Nei giorni scorsi Le Monde ha scritto che la Goldman Sachs rappresenta il lato ombra di Mario Draghi, ex governatore della Banca d’Italia e attuale presidente della Bce. Alla lista va aggiunto anche Mario Monti. Vediamo perché.La Goldman Sachs è la più potente banca d’affari americana, che condiziona mercati e governi. Ha detto la veritàil trader indipendente Alessio Rastani, prendendosi gioco della BBC e rilasciando un’intervista in cui dichiarava che “i governi non governano il mondo, Goldman Sachs governa il mondo”. Nel film Inside Job, del regista Charles Ferguson, la banca d’affari risulta tra le protagoniste della crisi economica innescata nel 2008 negli Stati Uniti. In questo lungo post sul mio blog trovate la storia completa. Ma è interessante notare come gli uomini della Goldman hanno ricoperto incarichi importanti nell’amministrazione Usa, arrivando a ruoli di primo piano. Durante l’amministrazione Clinton l’ex direttore generale della Goldman Sachs, Robert Rubin, divenne sottosegretario al Tesoro. Nel 2004, Henry Paulson, amminstratore delegato dalla Goldman fece approvare alla Commissione dei Titoli e Scambi un aumento dei limiti sul rapporto di indebitamento, permettendo alle banche d’investimento di avere ulteriori prestiti da utilizzare per manovre di speculazione. Nel 2005 Raghuram Rajan, capo economista del Fondo Monetario Internazionale (2003-2007) pubblicò un rapporto in cui annunciava il rischio che le società finanziarie, assumendo grandi rischi per realizzare enormi profitti a breve termine, avrebbero potuto far collassare il sistema economico. Nella prima metà del 2006 la Goldman Sachs vendette 3,1 miliardi di dollari di Cdo e in quel periodo l’amministratore delegato era proprio Henry Paulson. Il 30 maggio 2006 George Bush lo nomina segretario del Tesoro e fu costretto a vendere le sue azioni della Goldman, intascando 485 milioni di dollari (e grazie a una legge di Bush padre non pagò nessuna tassa).
Nell’aprile del 2010 i dirigenti della Goldman Sachs furono costretti a testimoniare al Congresso americano: Daniel Sparks, ex capo reparto mutui della Goldman (2006-2008) dovette riferire su alcune email in cui definiva certe transazioni “affari di merda”. Fabrice Tourre, direttore esecutivo prodotti strutturati della Goldman Sachs vendeva azioni che definiva “cacca”. Llyod Blankfein, presidente di Goldman, e David Viniar, vicepresidente esecutivo, sotto le pressanti domande del senatore Carl Levin furono costretti ad ammettere che sapevano di vendere spazzatura.
Purtroppo anche Barack Obama ha confermato il potere della banca d’affari. Il nuovo presidente della Federal Reserve Bank di New York (principale azionista della Fed) è William Dudley, ex capo economista della Goldman (che nel 2004 lodava i derivati). Capo del personale del dipartimento del Tesoro è Mark Patterson, ex lobbista della Goldman Sachs. A capo della CFCT si è insediato Gary Gensler, ex dirigente della Goldman Sachs che aiutò ad abolire la regolarizazione dei derivati.
Anche in Europa la Goldman manovra da tempo. Nel 1999 la Grecia non aveva i numeri per entrare nell’euro. Quindi truccò i bilanci. Su Presseurope Gabriele Crescente scrive: “Nel 2000 Goldman Sachs International, la filiale britannica della banca d’affari americana, vende al governo socialista di Costas Simitis uno “swap” in valuta che permette alla Grecia di proteggersi dagli effetti di cambio, trasformando in euro il debito inizialmente emesso in dollari. Lo stratagemma consente ad Atene di iscrivere il ‘nuovo’ debito in euro ed escluderlo dal bilancio facendolo momentaneamente sparire. E così Goldman Sachs intasca la sua sostanziosa commissione e alimenta una volta di più la sua reputazione di ottimo amministratore del debito sovrano.”
Ora torniamo a Mario Draghi. Dal 2002 al 2005 è stato vicepresidente e membro del management Committee Worldwide della Goldman Sachs. Insomma: proprio nel periodo in cui in America le banche d’affari erano scatenate in manovre speculative e scavavano il baratro finanziario che si è materializzato nel 2008, trascinando il resto del mondo. Non sapeva nulla di queste tendenze l’economista italiano?
Queste informazioni, purtroppo, la stampa italiana le ha ignorate. Ma la Rete no. Durante la seconda puntata di Servizio Pubblico il blogger Claudio Messora ha spiegato il rapporto tra Mario Monti e la Goldman. E ha citato un articolo di Milano Finanza che – unica eccezione – ha rivelato il ruolo della Goldman Sachs nel rialzo dello spread dei titoli italiani in questi giorni. In pochi minuti su Facebook è cambiata l’opinione degli utenti all’interno di un sondaggio: prima volevano Monti presidente del Consiglio, dopo le rivelazioni hanno cambiato idea. E’ la prova che se l’informazione facesse il suo dovere avremmo meno lobby al potere e più democrazia.
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Thursday, October 20, 2011
ISLANDA: BASTA FMI, GRAZIE. (Iceland: no more Fmi, thanks)
La Nazione-isola del Nord Europa si sta riprendendo dalla crisi economica indotta dal monetarismo usuraio internazionale e lo sta facendo in modo del tutto opposto a quello che viene generalmente propagandato come inevitabile. Niente salvataggi da parte di Bce, Fmi o Banca Mondiale, niente cessione della propria sovranità a nazioni straniere, ma piuttosto un percorso di riappropriazione dei diritti e della partecipazione, e un coinvolgimento dell’opinione pubblica nazionale tra le più alte d’Occidente.Anzi, dopo circa tre anni di aut aut rigettati dal popolo islandese attraverso un referendum e una Assemblea Costituente, il Fondo Monetario Internazionale e l’Islanda hanno preso strade diverse.
In tempi di presunti salvataggi nazionali portati avanti con ricette neoliberiste, di annullamenti di sovranità monetarie nazionali e di politiche di tagli violenti alle strutture amministrative, sociali ed economiche dei singoli Stati, lo stato islandese ha deciso di proseguire fermamente nella strada intrapresa oltre un anno fa, attraverso un imponente consenso dell’opinione pubblica nazionale, generalmente formata ed informata su temi così delicati e importanti.
Come riportato da diversi servizi della tv pubblica islandese Ruv, l’Fmi, portato a termine la sua sesta revisione dell’economia nazionale islandese a Washington, non proseguirà con altri “rapporti” o “consigli” pertinenti l’isola dell’Atlantico. L’Fmi conclude quindi le operazioni in Islanda, e la lascia.
Il Primo Ministro islandese Johanna Siguroardottir ha annunciato la partenza dei funzionari in una conferenza stampa nella cittadina di Iono nei giorni scorsi, aggiungendo che la ricostruzione economica islandese è sulla retta via, con miglioramenti in corso e risultati ottenuti prima del previsto. Ha inoltre detto che la ricostruzione islandese dopo il collasso bancario del 2008 “è andata oltre ogni aspettativa” ...
Il ministro delle Finanze Steingrimur J. Sigfusson ha preso parte alla conferenza sostenendo che la stabilità finanziaria islandese sarebbe nuovamente solida.
Il ministro dell’Economia e del Commercio Arni Pall Arnason ha ricordato come molte persone fossero preoccupate e avverse alla cosiddetta cooperazione tra Fmi e Islanda, proprio per il timore che il loro “benessere” – altro elemento di vanto e di efficienza - sarebbe stato tagliato duramente e che sarebbero state prese misure drastiche, basate sui diktat classici utilizzati dal Fondo Monetario nei suoi interventi in Europa, Estremo Oriente e in Sudamerica.
L’arrivo del FMI in Islanda fu accolto in maniera estremamente fredda da gran parte della popolazione, convinta che il Fmi avrebbe affogato la nazione in uno stato di permanente debito, come ormai troppi paesi hanno già sperimentato in passato. La partenza dei funzionari del Fmi è stata quindi vista con soddisfazione da gran parte dei cittadini.
L’Islanda ha seguito un particolare percorso per questo sganciamento dal sistema monetario occidentale. Anche chiedendo un aiuto alla Russia (4 miliardi di euro) nel 2008. E di fatto duplicando quanto a suo tempo operato sia dalla stessa Russia (caduta nel baratro monetarista ai tempi di Eltsin) che dall’Argentina, la cui economia - fermato il debito pubblico sotto la presidenza Kirchner - è tornata a volare a tassi del’’8% annuo.
(Voci dalla Strada)
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Tuesday, August 16, 2011
A SAD EVENING WITH AMY WINEHOUSE. (Una triste serata con Amy Winehouse)
Fans in Poland, Turkey, Greece, Spain, Switzerland, Italy, Austria, Hungary and Romania won’t be seeing this lady perform the rest of her 2011 comeback tour after three years away. It was really painful to watch how Amy Winehouse was out there in Kalemegdan Park during Belgrade’s Tuborg Festival, humiliating herself. I don’t regret the money I paid because I wouldn’t have believed without my own eyes how wasted she was. I thought it was all just an act and kept waiting for the 27-year-old to grab the mike and say Gotcha.
For the two songs she actually did know the lyrics to (Back to Black, You Know I’m No Good), she mostly mumbled them totally out of rhythm. Half of the time that she actually stood in front of a microphone, she had her face covered by her hand, as though she felt ashamed. At some points she looked as she was going to cry and kept holding her stomach like she was in pain.
‘I don’t regret the money I paid because I wouldn’t have believed without my own eyes how wasted she was’
Winehouse went offstage on two occasions for couple of minutes. The first time she came back on stage, the 20, 000-strong crowd applauded her because it seemed that she had got a grip on it. But, when she started mumbling again, they booed her and started to call for Moby (who was scheduled to perform after her). Some started to throw things at her, paper and plastic cups. One guy threw his Amy cowboy hat (sold before the show outside of the venue), but hit a security guard instead. She didn’t seem aware of any of that. It seemed that most of the booing was coming from behind, from the people with cheaper tickets, while the people in front rows were just shocked. The band remained professional, especially the two backing singers Zalon Thompson and Ade Omotayo, both singing two cover songs. Days later it’s still being discussed. Some call it the worst concert in the history of Belgrade, wanting their £35 or 40 euros back. Less just feel sorry for her whilst the third line - people who didn’t go to the concert - feel self-content by posting ‘could you really not see this coming’ comments.
Seeing the condition Winehouse is in, her management has to take the blame. They did a really good PR before the concert, launching stories on alcohol ban in hotels where Amy is staying and surprise concerts at London’s 100 Club on 12 June (how come there are no videos of that?). My guess is that Ray Cosbert and co. are not really keeping that good an eye on her (or maybe she doesn’t allow them to), but are well in exploiting her while she’s still able to walk. Her contract stated that she has to arrive to Belgrade on time and spend seventy minutes on stage. Although she was ready to leave the stage twice, they got her back, in spite of her condition, so she could fulfill those terms. Of course, the performance fees go to her, but they also get their piece of the deal.
(CaféBabel)
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Friday, June 3, 2011
RIGHT DOWN (La destra scende)
Municipal and provincial elections were held in Italy on May 15-16 and 29-30. Roughly 135 major municipalities and eleven provinces were up, most notably the second and third largest cities in Italy – Milan and Naples. Given how personalized Italian politics is (around Silvio Berlusconi, of course) since 1994, these elections were yet another referendum on Berlusconi. Berlusconi, of course, has been taking hates with ‘Rubygate’, ‘bunga-bunga’, his judicial ‘reforms’ and various other things.Milan and Naples were the most symbolic contests. Milan has been the symbol of Berlusconi’s Italy, having been ruled by centre-right mayors since 1993, and is widely considered to be the centre of Berlusconi’s electoral machinery and his home base. Naples was counted on by the right as the certain pickup, to complete the right’s recent clean sweep of Naples province and the region of Campania. Naples has been ruled by the centre-left’s Rosa Russo Iervolino since 2001. Other major cities up for re-election in the runoffs included Trieste (PdL incumbent) and Cagliari (PdL incumbent). The left held Turin and Bologna easily in the first round two weeks ago.
The contest in Milan pitted the left’s Giuliano Pisapia against incumbent mayor PdL Letizia Moratti, in office since 2006. Giuliano Pisapia is a lawyer and former parliamentarian for Proletarian Democracy and the Communist Refoundation, and surprisingly won the PD primary despite not being a PD member thanks to strong support from Nichi Vendola’s Left-Ecology and Freedom (SEL) party. Berlusconi, himself the top candidate on the PdL list in Milan, rambled on about how Milan would be overrun by Muslims, Roms and gays if Pisapia won and derided Pisapia as a communist. Moratti, in a debate, falsely accussed Pisapia of having a conviction for a car theft. That accusation, later proven to be false, may have served to turn the table against her. In the first round, Pisapia won 48% against 41.6% for Moratti, with the UDC’s Manfredi Palmeri taking 5.5% and Mattia Calise from Beppe Grillo’s grouping taking 3.2%. Turnout was 67.6%, a number which declined only slightly to 67.4% during the runoff.
In Naples, the centre-right’s Giovanni Lettieri came out ahead two weeks ago, but with a disappointing 38.5% against a divided left. The PD’s Mario Morcone placed third with 19.15% against 27.5% for Luigi de Magistris, a former prosecutor and candidate of the Italy of Values (IdV) party. Raimondo Pasquino, the UDC/FLI candidate won 9.7% and Clemente Mastella of UDEUR won 2.2%. The results of the first round, in which turnout was 60.3%, placed Lettieri in a surprisingly feeble position if the left could unite its forces.
Here are the main runoff results:
Milan
Giuliano Pisapia (SEL-PD) 55.1%
Letizia Moratti (PdL) 44.89%
turnout 67.38%
Naples
Luigi De Magistris (IdV) 65.37%
Giovanni Lettieri (PdL) 34.62%
turnout 50.57%
Trieste
Roberto Cosolini (PD) 57.51%
Roberto Antonione (PdL) 42.49%
turnout 51.55%
Cagliari
Massimo Zedda (PD) 59.42%
Massimo Fantola (PdL) 40.57%
turnout 62.23%
(World Elections)
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Wednesday, April 20, 2011
THE S&P FILES
Ammettiamolo: il taglio di Outlook sul debito degli USA da parte di S&P ha sorpreso un po' tutti, anche gli "informati" che già sapevano ma non avevavo capito del tutto....Sia ben chiaro: non è la fine del mondo ma è un segnale da interpretare e di cui tenere conto.
Infatti è pur vero che le sorelle zoccole del rating sono le sorelle zoccole del rating ;)
o che i CDS sono in buona parte solo dei missili teleguidati dalla speculazione....
Ma se anche non condividiamo ontologicamente queste "realtà", dobbiamo comunque tenerne conto se vogliamo analizzare l'economia e la finanza.
Infatti Società di Rating, CDS etc continuano ad avere un forte impatto, che ci piaccia o no.
Tutti hanno iniziato a dare un sacco d'interpretazioni all'Evento Misterioso del Taglio X-Files: in effetti è un po' come se lo IOR tagliasse il rating al Vaticano...;)
Io invece mi permetto di suggerirvi QUESTA Interpretazione che in fondo è la più semplice e la più sana...
anche se a molti potrebbe apparire come una spiegazione da utopisti rivoluzionari...
E ci voleva un moderno George Washington Blogger per darcela....;)
Inoltre, se anche questa Interpretazione non spiegasse le intenzioni remote e meno remote di S&P,
funzionerebbe lo stesso come Interpretazione Generale degli USA post-Grande-Crisi (post??...mah?...)
E volendo potrebbe funzionare benissimo anche come EPITAFFIO.....
Standard & Poors ha tagliato l'Outlook degli USA a Negativo perchè entrambe le parti politiche (Democratici&Repubblicani) continuano a buttare un'enorme quantità di denaro in Guerre senza fine, in Bailout senza fine ed in un Sistema Finanziario a schema Ponzi...
Standard & Poors Cuts U.S. Outlook to Negative Because Both Parties Keep Throwing Money at Endless Wars, Endless Bailouts and a Ponzi Financial System
...The war between liberals and conservatives is a false divide-and-conquer dog-and-pony show created by the powers that be to keep the American people divided and distracted....
The real problem is that both Democrats and Republicans want to fund endless wars, give endless bailouts to the too big to fail banks and corporations, and perpetuate the expensive Ponzi scheme of printing money out of thin air.
Imperial wars reduce our national security. Indeed, our top military and intelligence officials say that debt is the main threat to our national security, and have said that the Pentagon must cut spending
...Moreover, endless bailouts harm the economy.
Ponzi finance costs trillions of dollars (and leads to a decrease in loans to Main Street)....
To the extent that both the Republican and Democratic parties slavishly follow these meta-policies - which supersede the stated "conservative" and "liberal" goals - they will ensure that we lose our AAA credit, and they will destroy our economy....
Insomma la colpa è tutta della Politica USA nel suo insieme, che ormai sarebbe totalmente equivalente alla Finanza ed all'Economia,
senza alcuna progettualità
che vada OLTRE, basandosi su "santi princìpi" ormai caduti in disuso...
o semplicemente che stia ENTRO i dettami della Costituzione Americana.
Naturalmente tale Interpretazione è applicabile anche ALTROVE, con piccoli adattamenti...
(Il grande bluff)
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Thursday, March 17, 2011
WIKILEAKS vs TEPCO
Eighteen months before Japan’s radiation crisis, U.S. diplomats had lambasted the safety chief of the world’s atomic watchdog for incompetence, especially when it came to the nuclear power industry in his homeland, Japan.Cables sent from the U.S. embassy in Vienna to Washington, which were obtained by WikiLeaks and reviewed by Reuters, singled out Tomihiro Taniuchi, until last year head of safety and security at the International Atomic Energy Agency (IAEA).
“For the past 10 years, the department has suffered tremendously because of (deputy director general) Taniguchi’s weak management and leadership skills,” said one dispatch on Dec. 1, 2009.
“Taniguchi has been a weak manager and advocate, particularly with respect to confronting Japan’s own safety practices, and he is a particular disappointment to the United States for his unloved-step-child treatment of the Office of Nuclear Security,” said another, which was sent on July 7, 2009.
The IAEA does not comment on the contents of leaked cables.
The evidence of concern about the Japanese national surfaced as his country scrambled to avert a lethal spread of radiation from earthquake-damaged nuclear reactors north of Tokyo.
Japan’s crisis has brought scrutiny of its nuclear authorities and, in particular, the operator of the stricken reactors, which has a history of falsifying data at its plants.
Separate cables quoted a Japanese lawmaker as telling visiting U.S. officials in October 2008 that power companies in Japan were hiding nuclear safety problems and being given an easy ride on commitments to renewable energy by the government.
Taro Kono, a supporter of renewable energy who in 2009 bid unsuccessfully for leadership of his Liberal Democratic Party (LDP), also said Japan had no solution for nuclear waste storage. He asked if there was anywhere appropriate to store waste given that Japan was the “land of volcanoes.”
Kono was not immediately available for comment.
The operator of the Fukushima Daiichi plant now at the centre of the crisis – the Tokyo Electric Power Co (TEPCO) – has had a rocky past in an industry plagued by scandal.
Five TEPCO executives resigned in 2002 over suspected falsification of nuclear plant safety records and five reactors were forced to stop operations.
In 2006, the government ordered TEPCO to check past data after it reported finding falsification of coolant water temperatures at its Fukushima Daiichi plant in 1985 and 1988, and that the tweaked data was used in mandatory inspections at the plant, which were completed in October 2005.
The risk of earthquakes and tsunamis was already well known before last Friday’s massive earthquake, but many of Japan’s nuclear power plants, including the now-crippled Fukushima complex, were built before the most modern safety standards.
An unnamed IAEA official told the G8 Nuclear Safety and Security Group in December 2008 that guidelines for seismic safety had only been revised three times in the past 35 years and that the IAEA was re-examining them, another WikiLeaks cable showed.
“Also, the presenter noted recent earthquakes in some cases have exceeded the design basis for some nuclear plants, and that this is a serious problem that is now driving seismic safety work,” the cable said.
Leaks of radioactive steam and workers contaminated with radiation are just part of the disturbing catalogue of accidents that have occurred over the years and been belatedly reported to the public, if at all, the Associated Press reports.
In one case, workers hand-mixed uranium in stainless steel buckets, instead of processing by machine, so the fuel could be reused, exposing hundreds of workers to radiation. Two later died.
“Everything is a secret,” said Kei Sugaoka, a former nuclear power plant engineer in Japan who now lives in California. “There's not enough transparency in the industry.”
Sugaoka worked at the same utility that runs the Fukushima Dai-Ichi nuclear plant where workers are racing to prevent a full meltdown following Friday's 9.0 magnitude quake and tsunami.
In 1989 Sugaoka received an order that horrified him: edit out footage showing cracks in plant steam pipes in video being submitted to regulators. Sugaoka alerted his superiors in the Tokyo Electric Power Co., but nothing happened. He decided to go public in 2000. Three Tepco executives lost their jobs.
Competence and transparency issues aside, some say it's just too dangerous to build nuclear plants in an earthquake-prone nation like Japan, where land can liquefy during a major temblor.
“You're building on a heap of tofu,” said Philip White of Tokyo-based Citizens' Nuclear Information Center, a group of scientists and activists who have opposed nuclear power since 1975.
“There is absolutely no reason to trust them,” he said of those that run Japan's nuclear power plants.
IAEA Director General Yukiya Amano said on Wednesday before leaving for Japan that the agency had been trying continuously to help improve the safety of nuclear plants against earthquakes.
A draft IAEA report on safety standards, published in October 2009, recommended that nuclear power plants be located more than 10 kilometres from the sea or ocean shoreline, or more than one km from a lake or fjord shoreline; or at an elevation of more than 50 metres from the mean water level.
“To my knowledge, all of the nuclear power plants in Japan are located quite close to the ocean,” said Daniel Aldrich, author of Site fights, a book about how decisions were taken on where to build nuclear power plants in Japan and elsewhere.
“This is for two reasons: 1) normally, cooling pipes carry in seawater through the reactor unit and cool it off, and then dump the warmer water back in the ocean (these pipes are not functioning normally at this point), and 2) these areas are remote, far from high population density areas, and they have the least resistance from civil society,” he said in emailed comments.
The latest IAEA recommendations are far more stringent than the original standards set for Japanese plants. The six reactors at the Daiichi facility were commissioned between 1971 and 1979, while two other Japanese nuclear reactors date back to 1970.
“An anomalous magnitude 9.0 scale is far beyond the assumed safety standard when Fukushima Daiichi Nuclear Power Station started up forty years ago,” Yu Shibutani, director of Energy Geopolitics Ltd of Japan, said in an email to Reuters.
“The tsunami walls either should have been built higher, or the generators should have been placed on higher ground to withstand potential flooding, but it has failed.
“The accident exposes shortcomings in risk analysis as well as in engineering, and also the plant didn’t meet safety standards in both quake and tsunami wall.”
(TheStar.com)
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Wednesday, February 9, 2011
A TRAVEL TO ASCONA. (Viaggio ad Ascona)
Ieri la vetrina di una conosciutissima agenzia di viaggi a Madrid annunciava un fine settimana natalizio in un magico paesino svizzero, Ascona, sulle rive nord del Lago Maggiore. Ascona, diceva l’annuncio. Un comune ed una città storica che ha sperimentato un periodo straordinario all’inizio del XX secolo, quando una colonia di filosofi, scrittori, vegetariani, poeti, ballerini e pittori di tutto il mondo si riunivano sul Monte Verità, predicando i benefici della natura- “Questo insediamento- diceva l’annuncio- è diventato in un campo di prova per stili di vita alternativa”.Ma, Ascona è molto più di un’ex colonia di artisti “geek” dell’inizio del secolo scorso.
Una quantità incredibile della filosofia e degli artefatti della contro cultura americana degli anni 60, oltre alle idiozie della New Age di oggi, derivano da un’esperimento sociale su larga scala messo attuato ad Ascona e che comprende gli anni dal 1910 fino all'anno 1935.
Ad esempio, Ascona è stato il rifugio per ogni sorta di occultisti e sette del movimento originale della New Age dell’inizio secolo sotto l'egida della Società Teosofica di Helena Blavatsky. La Blavatsky, è stata un’occultista russa con un’influenza enorme nella maggior parte delle sette sataniche del XX secolo. L’Ordo Templis Orientis, la fraternità occulta creata dal satanista Aleister Crowley ha avuto la sua unica loggia femminile ad Ascona.
Crowley, uno degli uomini più malvagi che mai sia esistito, era un prodotto del cerchio satanico che si è sviluppato in Gran Bretagna dal 1860 sotto la guida di Edward Bulwer-Lytton, il ministro coloniale durante la seconda guerra dell'oppio. Nel 1886, Crowley, William Butler Yeats- poeta e drammaturgo irlandese- e Premio Nobel per la Letteratura, tra gli altri vari individui di idee affini, formarono il Tempio Iside - Urania dell’Ordine Ermetica dell’Alba Dorata.
Il sovversivo Iside Urania Ordine dell’Alba Dorata è oggi una rete di narcotraffico internazionale controllata dal multimilionario canadese Maurice Strong, ex sottosegretario generale dell’ONU e un doppio agente dell’intelligence britannica.
L’influenza dominante ad Ascona arrivò dalla mano del Dottor Otto Gross, discepolo di Freud e amico di Carl Jung. I suoi seguaci più famosi furono Frieda e D.H Lawrence e Franz Kafka.
Furono i progetti originali per quello che più tardi sarebbe diventato un progetto super segreto del Programma Monarch della CIA. Cioè, la “guerra psicologica subcoscia” che trasformò milioni di cittadini innocenti in zombi programmati dalla CIA, creato in parte dalla mente di Gross.
Inoltre, è agghiacciante vedere il numero di intellettuali oggi venerati come eroi culturali che furono influenzati dalla follia della New Age di Ascona- inclusi tra essi quasi tutti gli autori che hanno goduto di riconoscimento negli USA durante gli anni 60 e 70. Ad esempio, Ascona e la sua filosofia appaiono nelle opere non solo di Lawrence e di Kafka, ma anche dei Premi Nobel Gerhardt Hauptmann e Hermann Hesse, H.G. Wells, Max Brod, Stefan George, e dei poeti Rainer Maria Rilke e Gustav Landauer. Nel 1935, Ascona divenne la sede delle conferenze annuali di Carl Jung con l’obiettivo di divulgare lo gnosticismo.
Ascona è stato anche il luogo della creazione della maggior parte di quella che oggi chiamiamo danza moderna. Fu Rudolf von Laban, creatore della Labanotazione, il suo metodo di annotazione matematica, che ha documentato tutte le pose del movimento umano e coreografie che hanno permesso di registrare i passi dei ballerini. Làban cercò di sostituire le geometrie formali della danza classica con ricostruzioni di danze di culto che sono state in grado di ripetere le memorie razziali primordiali del pubblico. Quando i nazisti arrivarono al potere, Laban diventò l’ufficiale del più alto rango della danza nel Reich.
Inoltre, anche il movimento dadaista nonostante abbia avuto la sue origini nelle vicinanze di Zurigo tutte le sue prime figure furono di Ascona fisicamente o filosoficamente.
E per concludere. Conosci la famosa canzone dei Beatles? It was twenty years ago today/ Sergeant Pepper taught the band to play, dall’album “Sgt Pepper’s Lonely Hearts Club Band”.
Sapete a chi si riferivano i Beatles con quella frase?
Al loro satanista preferito, Aleister Crowley. L’album fu pubblicato esattamente 20 anni dopo la morte della persona più malvagia della storia umana: Crowley.
Quindi, quando parliamo di Ascona- la pubblicità dovrebbe dire- Benvenuti all’inferno o forse: Al Mondo di Fumo e di Specchi.
(Voci dalla strada)
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Thursday, December 16, 2010
THE FUTURE OF CHILE IS MADE OF LITHIUM. (Il futuro del CIle è fatto di litio)
La demanda de litio está creciendo a nivel global porque es el material más eficiente para el desarrollo de las baterías y, en especial, es la mejor alternativa de almacenamiento de energía para la expansión de los autos híbridos y eléctricos. La reducción de las reservas de petróleo, el aumento de su precio y los efectos que generan los hidrocarburos en el calentamiento global van a desplazar la prioridad a estas nuevas tecnologías. Y, por otro lado, además de sus múltiples usos industriales y aplicaciones metálicas, el litio también es muy eficiente en la producción de tritio para la fusión nuclear, que se espera pueda reemplazar a las actuales centrales de fisión nuclear. La gran diferencia medioambiental entre ellas es que la fusión no genera desechos radiactivos. La primera central experimental de fusión nuclear, del proyecto multinacional ITER emplazado en Francia, podría entrar en funciones el año 2017 y se prevé que a fines de siglo podría transformarse en una de las fuentes de energía dominantes a nivel mundial.Actualmente, Chile tiene el 40% de las reservas probadas de litio y tiene ventajas competitivas para su explotación respecto de otros países. Pero eso está cambiando. Viene una ola de inversiones que va a reestructurar este mercado y el mapa de sus actores. Se han descubierto nuevos yacimientos, se están probando las reservas probables y está comenzando su explotación más intensiva.
Este cambio tiene efectos geopolíticos, en tres planos distintos.
El primero es si se trata de un producto estratégico y qué entendemos por eso.
El uso del litio en las armas nucleares llevó a que Chile lo considerara un mineral no objeto de concesión, porque era una reserva militar “estratégica”. De hecho, esta medida proviene de un Decreto Ley dictado con anterioridad al Código de Minería y a la Ley de Concesiones Mineras. Junto con la retención de Codelco en manos del Estado, éste fue de los pocos triunfos del sector nacionalista del gobierno militar versus las posiciones liberales de entonces. En los años ’70 la carrera nuclear estaba en su apogeo y la bomba de hidrógeno era el estándar del futuro. Sólo los tratados que limitaron su proliferación y los sucesivos acuerdos para desmantelar arsenales atómicos redujo la importancia del litio. No es que una nueva tecnología lo haya dejado en desuso, sino que una decisión política limitó su expansión.
Ahora bien, esa concepción de que lo “estratégico” de un producto está ligado a su potencial militar también está obsoleta. La mirada hoy es distinta.
Esto es, el tratamiento del litio como un mineral estratégico estuvo asociado directa y esencialmente a ese potencial militar. La apreciación de ese potencial nuclear hoy es distinta, pero sobre todo esa concepción sobre lo “estratégico” de un producto también está obsoleta.
La regla general de los productos es que son un commoditie cuando hay una pluralidad de vendedores y compradores, que amortiguan cualquier alteración de su disponibilidad y, por lo tanto, de su precio. En cambio, un producto o un mercado es estratégico cuando son esenciales en la economía, como el petróleo o el acero; son indispensables para las necesidades inmediatas de la población, como lo vimos en la crisis alimentaria del año 2008; o el acceso a esos productos está condicionado a factores geopolíticos, ya sea porque existen barreras de entrada que deciden los países según sus alianzas (por ejemplo, la objeción de vender gas boliviano a Chile), porque hay problemas de disponibilidad de un recurso en el mercado (como ocurre con la caída de los inventarios del cobre o el impacto de una huelga en su precio) o son vitales para la economía de un país (como son los requerimientos industriales de China).
El alza en el precio de muchos commodities está vinculada a estos factores. En el caso de los minerales, por ejemplo, lo estratégico está cada vez más asociado a la seguridad de su suministro. Las fusiones de empresas globales, los estímulos y restricciones que están aplicando varios países a las empresas y las fuertes inversiones mineras están orientadas a garantizar el acceso a estos insumos básicos. Eso les otorga importancia geopolítica y la capacidad de influencia en esos mercados es una fuente de poder para sus países.
El litio está en esta categoría, porque es un combustible del futuro, como lo ha sido el petróleo. Su valoración estratégica sigue vigente, pero bajo este otro concepto.
Esto no significa, linealmente, que el Estado sea el único que pueda explotarlo, sino que no es razonable que se quiera someterlo a la misma lógica liberal impulsada en los años ’80, como algunos promueven. Eso no es viable ni conveniente para Chile. En todo caso, mi opinión es que Codelco, que debe transformarse en una empresa minera global, no sólo de cobre, debería entrar agresivamente a desarrollar proyectos de litio a partir de las reservas disponibles en Chile.
El segundo es que estamos ad portas de un ciclo más intensivo en el uso del litio, en parte por la necesidad global de un cambio en la matriz energética.
La industria automotriz va a multiplicar su demanda por la necesidad de vehículos más económicos y más “verdes”. El año pasado el Presidente Obama inyectó recursos a las moribundas empresas de Detroit para desarrollar más eficientes motores y baterías en sus modelos. Japón está financiando el proyecto de Toyota con Oroncobre en el salar de Jujuy. La Mitsubishi materializó un acuerdo con la empresa australiana Galaxy Resources para ser su proveedor de litio y tiene una alianza con GS Yuasa para el desarrollo de su tecnología. Nissan, BMW y Volkswagen anuncian modelos para el próximo año en base a baterías recargables. La emergente industria China, además de competir en estos modelos, busca bajar la dependencia de un petróleo menos accesible para ellos por la influencia política y militar que todavía ejerce Estados Unidos en los países productores. En todos estos casos los estados están involucrados en la reconfiguración de la industria.
A su vez, el proyecto ITER, que busca crear un reactor de fusión nuclear, comenzó como un pacto de colaboración entre Estados Unidos, la Unión Europea, Japón y Rusia, al que después se sumaron Corea del Sur, India y China. Todos ellos trabajan en un modelo experimental, Tokamak, que se instaló en Francia el año 2006. De hecho, esa decisión fue objeto de una dura disputa que estuvo cerca de dividirlos, porque Estados Unidos objetaba que el reactor se emplazara en Francia luego de su rechazo a la invasión de Irak. Y, por último, cabe destacar que Brasil quiere ingresar al ITER aportando fondos y minerales.
Esta energía va a ser una fuente de poder mundial y, desde luego, sus actores tomarán una posición de liderazgo global. Una de sus contrapartes van a ser los proveedores de litio, entre los cuales puede estar Chile.
El tercero es el mapa de las reservas de litio y qué ventajas competitivas va a tener cada país.
No hay una información acabada de cuántas reservas existen, pero la tende
ncia es a su expansión por las nuevas exploraciones y descubrimientos. Chile tiene grandes yacimientos, pero se sabe que Bolivia podría duplicar nuestras reservas, Argentina tendría niveles similares y se especula con grandes depósitos de litio en China, Rusia, Afganistán y Estados Unidos.El triángulo entre Chile, Bolivia y Argentina ya adquirió relevancia mundial. Es considerado un poder emergente en un mercado estratégico. El desarrollo de su producción, infraestructura y comercialización puede tener sinergias entre los tres países y, por lo mismo, tiene el desafío de evitar tensiones políticas o militares por la pretensión de ganar ventajas limitando a uno u otro. La cuestión de la salida al mar de Bolivia volverá a tener la solidaridad de los países interesados en sus exportaciones de litio, como a principios del 2000 la tuvo en torno al gas natural. Chile tiene ventajas competitivas naturales que no requieren de una estrategia beligerante para preservar sus oportunidades.
Ninguno de nuestros países, sin embargo, está invirtiendo en el desarrollo de las tecnologías del litio: aleaciones, baterías o usos nucleares. De nuevo su lugar es básicamente la explotación primaria del mineral.
Chile tiene que salir de su parálisis actual, acelerar su explotación y construir alianzas para participar de la investigación y desarrollo de los usos del litio. En esta etapa esas son inversiones a una escala en las que Chile puede participar. Incluso, al igual que Brasil, Chile podría ser parte del proyecto ITER. Las reservas internacionales del país le permitirían considerar esa inversión y otras contribuciones minerales a la iniciativa.
El debate sobre su carácter estratégico tiene que ser práctico, no ideológico.
Y, por cierto, asumir que no hay espacio como para repetir en el litio el modelo de concesiones de los años ’80. Se requiere un nuevo consenso que cuide la posición geopolítica de Chile en este mercado emergente.
(ElMostrador)
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Tuesday, November 30, 2010
CHOLERA SPREADERS. (Untori)
L'epidemia di colera che ad Haiti ha ucciso più di 1600 persone non è una conseguenza del terremoto, perché il ceppo del batterio non ha origine locale, ma è stato portato da fuori. È quanto sostiene oggi l'epidemiologo francese Renaud Perraux, rientrato in Francia da una missione nell'isola.Perraux ha detto oggi all'agenzia France Presse che l'epidemia "ha avuto inizio nel centro del paese, non sul mare, non nei campi profughi". "È proprio per questo - aggiunge - che non può essere di origine locale, ma è stata importata".
Secondo responsabili haitiani, i primi casi di colera sono apparsi a metà ottobre nei pressi del campo delle forze di pace dell'ONU (Minustah), di cui molti soldati erano di origine nepalese. Questi ultimi sono stati accusati da una parte della popolazione di essere all'origine della diffusione del virus.
Una versione ritenuta possibile anche dal medico francese Gerard Chevallier, che ha lavorato con il professor Perraux. L'ONU ha sempre sostenuto che non vi fossero prove del fatto che la diffusione del colera fosse stata provocata dalla presenza delle sue truppe.
(SwissInfo)
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In questi giorni i media di tutto il mondo si scandalizzano per quella che viene definita “caccia all’untore”. Ad Haiti, soprattutto nelle città del nord dell’isola, sono iniziate infatti pesanti contestazioni ai danni dei soldati dell’Onu. La missione, di cui parlammo qualche post fa, si chiama Minustah (Missions des Nationes Unies pour Stabilitation en Haiti ) ed è ad Haiti dal 2004, quando fu spedita qui per evitare una guerra civile. Il presidente Aristide infatti, scottato da essere stato detronizzato dai militari e temendo un nuovo colpo di stato, sciolse da un giorno all’altro l’esercito.
I caschi blu in questi anni hanno stabilizzato la situazione politica (anche se a Port-au-Prince le sparatorie sono una assoluta costante del panorama cittadino). I soldati brasiliani in particolare hanno attaccato qualche anno fa il fortino delle bande armate (Cité Soleil) e ristabilito un minimo di ordine nella vita cittadina.
Dal terremoto però la missione (che è civile e militare, ma prettamente civile) non si è riconvertita per aiutare la popolazione di fronte a questa ennesima sciagura. E così, a differenza di quanto avvenne in Bosnia, il genio militare dell’Onu non si è dato da fare, ad esempio, per sistemare le infrastrutture. Anche i blindati bianchi con scritto UN transitano lungo strade devastate e guadano i fiumi dove i ponti sono crollati.
L’impressione dunque è che non ci sia molta fiducia tra gli haitiani verso i caschi blu. E forse gli stessi soldati che provengono dal resto del mondo avrebbero voglia di fare qualcosa di più per aiutare chi ha bisogno, senza girare armati di tutto punto in mezzo a baracche e tende.
Ora si sospetta che siano stati i caschi blu nepalesi a portare il colera ad Haiti. Il vibrione sull’isola mancava da sessant’anni e non si è sviluppato malgrado le drammatiche condizioni igieniche, peggiorate dal terremoto. In un libro che ho letto prima di partire (Haiti, il silenzio infranto, di Lucia Capuzzi) gli esperti delle Ong si dicevano stupiti che non fosse scoppiata un’epidemia di colera. Che invece ha preso il là non lontano da dove i caschi blu nepalesi hanno il loro quartier generale. In Nepal il colera è endemico. Il sospetto che siano stati i nepalesi a portare questa malattia sull’isola non è stata diffusa da qualche blog locale ma dal portavoce dell’Onu ad Haiti (smentito, a stretto giro di comunicati stampa, dalla Minustah: ma ormai il danno era fatto).
Secondo elemento che molti osservatori stranieri sembrano dimenticare di fronte all’escalation di violenza anti-Onu sull’isola sono le elezioni. Il 28 novembre ci sarà il primo turno delle presidenziali e si rinnoverà il parlamento. I candidati sono 19 e al ballottaggio andranno solo in due. Molti hanno quindi interesse a destabilizzare la situazione, a sobillare gli animi per ottenere voti o quantomeno posti di potere.
Da qui a quando si apriranno le urne, la situazione non potrò che peggiorare. Soprattutto se il numero dei morti per colera continuerà a crescere ogni giorno.
Ad maiora
(Andrea Riscassi's blog)
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